Ti avevo accanto e non lo sapevo – ePub

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2.99

Questa storia viene raccontata dalla gente di un paesino friulano, nelle lunghe sere invernali, davanti a un focolare acceso. Narra la vita di una bella ragazza, Elvira, costretta a trasferirsi in una grande città per vivere liberamente la propria vita lontano da pregiudizi religiosi e pettegolezzi. Si aggiunge l’amicizia di due ragazzi orfani di padre, il friulano Stefano e il milanese Marco, nati negli anni in cui infuria la seconda guerra mondiale. I ragazzi s’incontrano per caso nel paese d’origine di Elvira, in cui suo figlio Marco si è recato per trascorrere una vacanza, ma anche e soprattutto per scoprire chi è suo padre. Ben presto però la sorte li divide e le tracce della loro affermazione sociale si perdono in due mondi contrapposti.

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2 recensioni per Ti avevo accanto e non lo sapevo – ePub

  1. Valutato 5 su 5

    ELENA PROSERPIO

    I contadini di un piccolo paese friulano amavano raccontarsi storie attorno a un grande caminetto. Quella più suggestiva riguardava Elvira, la ragazza che aveva stregato tanti uomini con la sua provocante bellezza. Nata nel 1919, il barone Bruschi la volle a palazzo, ancora giovanissima, come governante. Il nobile s’innamorò di lei. Durante una gita in barca a vela a Trieste, la ragazza si concesse al padrone. Per sottrarsi alle maldicenze della gente, la “svergognata” andò a servizio a Milano, mentre soffiavano venti di guerra. Nella famiglia dei nobili Casati, Elvira s’innamorò del figlio del generale Augusto, il capitano Luca. Passò con lui notti d’intensa passione. Luca partì per il fronte e non fece più ritorno. Dopo la sua partenza, Elvira rimase incinta di Marco. Gloria, madre di Luca, si rifiutò di riconoscere la paternità del figlio, ma concesse ad Elvira di partorire e di crescere il nascituro nella sua villa in Brianza. Marco crebbe ossessionato dal desiderio di scoprire chi fosse suo padre e per questo iniziò una ricerca in Friuli, dove conobbe il barone Bruschi e Stefano, un coetaneo con il quale condivise la sofferenza di essere orfano. Il generale Augusto stabilì con Marco un rapporto affettivo, che lo invogliò ad occuparsi della sua legittimazione, incontrando l’ostilità della moglie Gloria, ricca possidente. Rimasto vedovo, Augusto si sistemò nella villa in Brianza e volle accanto a sé Marco e sua madre. Prima di morire, Elvira gli rivelò il suo segreto.

  2. Valutato 5 su 5

    Maria Pace

    MARIA PACE – Scrittrice

    Questo è la mia recensione del libro di Roberto Tedesco. “Ti avevo accanto e non lo sapevo.”
    Come un romanzo d’appendice dell’Ottocento e del Novecento, questo, potrebbe definirsi un libro di costume della società del tempo.
    E’ un libro capace di scrutare con occhio sensibile, personaggi e situazioni sociali che nel loro contesto riescono a portare alla luce i difetti ed i pregi di una società di provincia: snobismo, bigottismo, amore, amicizia, pregiudizi, pettegolezzi.
    Uno spaccato della vita di provincia.
    Romanzi d’appendice, così chiamati perché raccontavano storie a puntate, pubblicate su giornali nell’ultima o nella penultima pagina. Romanzi che annoveravano titoli e nomi di grande prestigio, come: I Miserabili di Victor Hugo, I Tre Moschettieri di Alexander Dumas padre, I Misteri di Parigi di Eugène Sue, tanto per citarne alcuni.
    Elvira, la protagonista, di “Ti avevo accanto e non lo sapevo”, è una bella ragazza costretta a trasferirsi in città per sfuggire ad una condizione di dipendenza verso una società bigotta e conformista: la fanciulla povera ma bella ed ambiziosa, che sogna di lasciare il paese per andare in città. Qui, però, viene sedotta e abbandonata… ma non dal suo amore, bensì dalla famiglia di lui, poiché lui, l‘Amore, muore in guerra, lasciandole un figlio.
    Elvira è un’eroina. E’ forte e ribelle ed alleva il figlio fino a….
    E davvero è un peccato non poter raccontare la trama, dall’immancabile colpo di scena finale … che lasceremo scoprire al lettore. Possiamo anticipare, però, che non manca nessuno di quegli ingredienti che tengono sul filo tutta una vicenda, come una menzogna oppure un atto di tradimento… Qui è una lettera. Una lettera tenuta nascosta per venti anni.
    Lo stile letterario di questo libro, però, si discosta da quello tipico dei romanzi d’appendice, esageratamente romantico. Qui la narrazione è sobria, realistica e credibile. Lo stile è quello del buon narratore, capace di esprimere il proprio pensiero con fluidità, chiarezza e proprietà di linguaggio. L’utilizzo di vocaboli appropriati e l’accuratezza nella ricostruzione delle vicende, mostrano il talento dell’autore nell’arte della narrazione: non solo uno scrittore, Roberto Tedesco è anche un ottimo narratore.

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