Marginal

Valutato 3.71 su 5 su base di 7 recensioni
(7 recensioni dei clienti)

10.00

Marginal, pronuncia mar-ji-nau, significa delinquente in portoghese.
Nel libro scorre una carrellata di piccole storie scritte da un italiano che ha vissuto in Brasile per decenni. Sono sedici racconti in forma di affreschi, quasi delle fotografie.
Ho letto altri suoi libri in passato, e la prima definizione, seppur contraddittoria, che mi viene in mente per definirli è questa: “Candido cinismo condito da umanità.”
Marginal non è un romanzo, non è un reportage e contiene giusto un pizzico di immaginazione qua e là che contribuisce a rendere il lavoro quel tanto naïf che basta, si tratta infine di un vivido resoconto di strada.
Ancora una volta storie reali, dense di violenza, peraltro endemica del paese sudamericano.
Si scrive della vita di chi è vittima delle armi, sia perché le tiene nel pugno sia perché se le vede puntare addosso.
La vita di chi fugge dai suoi incubi, dalle sue debolezze dal sapore di alcool e dalle sue illusioni di polvere bianca.
Marginal, ci propone senza fronzoli storie e spaccati di una vita vissuta pericolosamente.
dalla presentazione di Paolo Bianchi

7 recensioni per Marginal

  1. Valutato 3 su 5

    Rino “88” Rossi

    Ho letto il libro oggi, scorrevole, storie maledette, sembra che il protagonista viva pericolosamente, quasi cercasse inconsciamente una “bella morte”, come quella narrata dall’ex RSI Carlo Mazzantini.

  2. Valutato 4 su 5

    Fabio

    Racconti realistici, scorrono via rapidamente, lasciando il lettore con un gusto di saudade.

  3. Valutato 5 su 5

    Andrea C.

    Brevi racconti scritti con leggerezza ma anche critico realismo. Mi sono sentito trasportato qua e là per le vie della periferia brasiliana. Stile piacevole e scorrevole. Complimenti. Consiglio sicuramente la lettura

  4. Valutato 4 su 5

    Marco Zamboni

    L’artista brasiliano (scomparso) Tom Jobim ha coniato una frase che nei decenni è diventata un mantra: “Il Brasile non è per principianti”.
    Col tempo, l’aggettivo “principianti” è stato sostituito da “dilettanti” e, quindi, il detto è diventato popolare in diversi circoli e segmenti. Nel libro in questione e nei suoi racconti ho capito che il Brasile non è adatto ai cretinetti, e che l’italiano medio che va a vivere in Brasile viene spesso volentieri fatto cornuto e spennato, è un “maledetto must”, il resto sono chiacchiere.

  5. Valutato 4 su 5

    Gino Manfredi

    Mi ha acchiappato un sacco, belle storia, bella storia.

  6. Valutato 3 su 5

    Rigo

    Non male, mi ricorda certi autori underground della provincia americana, con personaggi che non hanno nulla da perdere e sfidano la vita ogni giorno.

  7. Valutato 3 su 5

    Lucio Sboldra da Fiavè

    Ricevuto oggi e letto stasera tutto di un fiato, ho visto che questo libro ricalca altri precedenti lavori dello stesso scrittore, sono racconti che fanno riflettere; pure se ormai queste storie non colpiscono più come un tempo. Questo per causa del fatto che oramai in Italia stiamo africanizzandoci, brasilianizzandoci, e dunque le cose disumane descritte nel libro oramai accadono pure da noi, con le vecchiette morte ammazzate in casa per essere rapinate, coi colpevoli che spesso la fanno franca, perchè invisibili, nomadi…

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