La Crioterapia Muscolare dopo prestazione sportiva: luci ed ombre

18.00

La crioterapia è divenuta recentemente la protagonista del trattamento post-prestazionale sportivo, fino a rischiarne un abuso. Secondo la bioenergetica di V. Smill, a basse temperature ambientali, il rischio che l’acqua extracellulare si addensi fino a precongelarsi, soprattutto durante l’attività fisica anaerobica elevata, è esponenziale con l’incrementarsi dell’eccesso di concentrazione di acqua intracellulare dopo una macropinocitosi patologica. Le temibili conseguenze possono essere la rottura della membrana cellulare, un ostacolo bioelettrico per elettroconduzione ridotta e un rallentamento dei processi metabolici di recupero per una stagnazione dell’ammoniaca muscolare con progressiva trasformazione di microcristalli aggredenti dall’esterno la membrana cellulare. Attraverso la determinazione calorimetrica di Berthelot e un monitoraggio sistemico mediante l’EMG di superficie, i risultati mostrano il già noto effetto antalgico e antiedema della crioterapia, ma anche un inequivocabile ritardo dell’assorbimento di ammoniaca a livello distrettuale.
Le rilevazioni effettuate, in termini quantitativi e qualitativi della problematica fisiopatologica oggetto di questo studio osservazionale rappresentano un solido inizio suggestivo di un’ipotesi negativa in termini fisico-chimici e anatomo-funzionali sul troppo diffuso e generalizzato uso del ghiaccio senza un fondamento cognitivo culturale specializzato.

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