Carne in scatola

Valutato 4.33 su 5 su base di 6 recensioni
(6 recensioni dei clienti)

11.00

L’ultima fatica del nostro Stefano Coali ci offre una carrellata di brevi racconti, ma non per questo meno carichi di significato ed esperienza. Racconti scritti in maniera scorrevole, senza fronzoli, ma realistici, come una sequenza di scatti fotografici fatti alla realtà brasiliana nordestina, in particolare quella dell’affascinante città di Fortaleza, che a differenza del sud del Paese, ha conservato un sapore spiccatamente brasiliano e meno europeo. Storie di vita vissuta in presa diretta, raccontate con un approccio squisitamente realistico, senza volontà di aggiungere il superfluo e offrendo così al lettore la possibilità di catapultarsi con la mente seduta stante nella realtà di un paese misterioso, per certi tratti primordiale e affascinantemente contraddittorio…. Il lettore troverà una variegata commistione di temi trattati, ma senza confusione, con fredda e razionale capacità descrittiva, non senza una punta di passione. Streghe e riti ancestrali, volti a modificare gli eventi e la vita altrui, tutt’oggi presenti in Brasile. Riti inquietanti ma affascinanti al tempo stesso, complice la superstizione di un popolo tanto scaltro quanto ingenuo. La capacità poi di dirimere controversie acute senza scendere nella tragedia, con semplicità e pragmatismo, che sembra tuttavia mal convivere con una spiccata tendenza a gestire gli eventi secondo le leggi della giungla, ben evidenziate nelle faide delle favelas, che portano dolore e sofferenza, ma che tradiscono quella natura umana precedente allo stato di diritto. Una polizia non sempre accondiscendente che colpisce senza mezzi termini anche colui al quale poteva essere data possibilità di parola, complice il clima caldo e teso della società brasiliana, soprattutto di quella povera. Una polizia che non può permettere di perdere il suo statuto di tutrice dell’ordine costituito. Poi si passa agli spensierati racconti di personaggi quasi folcloristici, delle sagome e delle macchiette che vivono dell’attenzione altrui. Alcuni innocui, altri furibondi e provocatori di risse in bar e ristoranti. Ragazze affascinanti e misteriose, alcune di buona famiglia, che cercano il divertissement, la trasgressione nei coetanei più poveri, per vivere la vita come un film, ma pagandone a loro volta le conseguenze… Preconcetti europei e idee artefatte di una terra che si può comprendere solo immergendosi al suo interno e facendosi da essa divorare. Questo, e non solo questo, è il Brasile

6 recensioni per Carne in scatola

  1. Valutato 4 su 5

    Gianni da Fortaleza

    Bella carrellata di racconti, sorprendenti.

  2. Valutato 4 su 5

    Mauro

    L inesauribile quantità di racconti e aneddoti del Brasile di Coali è sfociata nell’ultimo libro pieno di vita vera e cruda della maggioranza della popolazione brasiliana. Buona lettura per chi già conosce l’autore e per chi è alla prima esperienza.

  3. Valutato 5 su 5

    Giancarlo da Torino

    Ho avuto modo di leggere l’opera di Stefano Coali su indicazione di un nostro comune amico… Dà la dimensione fotografica della realtà brasiliana, senza fronzoli… uno scatto realistico, agile e asciutto che può essere d’aiuto a chi il Brasile lo voglia conoscere sul campo e non solo in cartolina….

  4. Valutato 4 su 5

    Lodovico Ellena

    Leggo sempre con piacere i libri di Coali, generalmente quando viaggio. E per me – per nulla appassionato di Brasile – sono sempre momenti di scoperta sorprendente: un po’ per lo stile e un po’ per le storie spesso davvero molto vive e crude. Consigliato tanto a chi ama il Brasile quanto a chi no. Per questi ultimi una splendida occasione per vederlo molto bene da vicino, senza censure o comode facciate…

  5. Valutato 5 su 5

    matteo

    Ottimo,consiglio la lettura a tutti,specialmente il capitolo andrea una mula fiorentina………….bellissimo

  6. Valutato 4 su 5

    Fede

    Leggendo questo libro mi è venuto naturale accostarlo al primo capitolo de “L’Autunno del Medioevo” di Huizinga, laddove si legge di quando ancora il nostro Occidente era giovane e ai toni crudi della vita faceva riscontro quel piacere di vivere fatto di cose semplici ed essenziali.

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